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12/18/2012 - Corriere della Sera

One on one interview with Bruno Cilio



"Noi avellinesi siamo i cugini più riservati e meno invasivi dei napoletani", scherza il 43enne Bruno Cilio, socio fondatore e titolare deUa Cilio & Partners PC, lo studio internazionale di Diritto Statunitense e Italiano che attraverso i suoi uffici a New York e Roma si prodiga per esportare in Usa eccellenze italiane e campane quali la nota catena di pizzerie Fratelli la Bufala, la pasta De Cecco, l'azienda di alta sartoria Kiton e il cachemire Cruciani.
"La mia missione è aiutare il made in Campania, qui già mito, a sfondare in America", spiega Cilio, sposato con una texana e padre di 4 figli. Ha tutte le carte in regola per riuscirci. Figlio di un muratore e di una casalinga, Cilio è l'ultimo di sei figli, l'unico della sua famiglia a essersi laureato, (prima in Giurisprudenza a Napoli, e poi in Diritto Comparato alla Pace University).
Il suo primo viaggio negli Stati Uniti avvenne all'età di 23 anni per far visita al fratello maggiore, meccanico, trasferitosi in Usa nel 1972. Il resto è storia.
"Oggi in America esiste una nuova lobby napoletana di imprenditori di successo", afferma Cilio, "al di là degli storici marchi, vi sono tante altre realtà partenopee poco conosciute che potrebbero avere altrettanta fama.
Penso alle industrie conserviere del pomodoro del nocerino sarnese, all'azienda di moda Marinella oppure al consorzio orafo del Tarì, all'altezza di quello di Arezzo".
Come far conoscere all'America queste realtà manifatturiere? "Non certo inviando cataloghi o delegazioni italiane in Usa", ribatte, "ma piuttosto invitando gli addetti ai lavori in Campania. Per entrare in contatto con le nostre tradizioni e specialità". "Il passo successivo", incalza, "è creare partnership con chi ha il monopolio nel mercato di un prodotto, invece di cercare senza esito di scardinare la loro leadership".
Nel caso dell'oro, Cilio ipotizza "la creazione di un consorzio tra gli orafi del Tarì e quelli ebrei americani della
47a strada". "Lo stesso vale per il settore della pasta, coinvolgendo pastifici di Gragnano e agricoltori americani, dato che la farina di qualità oggi è tutta made in Usa".
"Che si venga da Belluno oppure da Napoli, la chiave per sfondare in America è dotarsi di un team di professionisti di fiducia tra cui un avvocato", puntualizza, "Gli italiani giudicano erroneamente gli americani come sprovveduti. Ma davanti agli affari questi non muovono un passo senza consultare il loro legale".
Gli Usa sono un mercato pieno di regole che, se ignorate, possono rivelarsi fatali. "Basta pensare alle coperture assicurative", continua Cilio, "che è sempre meglio stipulare direttamente qui e non in Italia".
Ma in un mercato dove il made in Italy "sfonda ogni porta", è possibile affermarsi "soltanto se si è uniti, come i francesi, e non irrimediabilmente individualisti".
"Dobbiamo creare delle joint-venture per preservare i nostri prodotti, soprattutto quelli made in Naples come la pizza, facendone conoscere la tradizione antichissima e le specifìcità che li distinguono dai sempre più numerosi tentativi d'imitazione". Il modello da emulare? "Quello delle imprese agroalimentari del sud che recentemente si sono messe insieme creando il consorzio Tradizione Italiana per promuovere i loro prodotti negli Stati Uniti"».
La gastronomia, dopotutto, è nel suo cuore. Oltre all'attività di avvocato d'affari, Cilio è un imprenditore di successo nel settore della ristorazione: nel luglio 2011, con il socio e manager Dario Cipollaro de l'Ero, ha inaugurato il ristorante "PizzArte", primo concept di pizzeria napoletana/galleria d'arte a New York, nel cuore di Manhattan, sulla 55ma strada.


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