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03/11/2013 - Italia Oggi Sette

The reverse merger option



Bruno Cilio, founding partner di Cilio & Partners, law firm con sede a New York, segue da vicino il Nyse, il mercato borsistico più grande al mondo con una capitalizzazione che si avvicina all'equivalente 15 milioni di miliardi di euro. Così la sua esperienza può essere utile per le aziende italiane che valutano una possibile quotazione negli Usa.
Domanda. Può essere conveniente per un'azienda italiana, che punta a farsi conoscere a livello internazionale, seguire la strada battuta in passato da una realtà come Natuzzi?
Risposta. Dipende. Se consideriamo che la maggior parte delle aziende italiane è di piccole o medie dimensioni (comprese
molte di quelle internazionalizzate) va considerato che l'Ipo è un'operazione costosa (i soli costi di gestione di una public company viaggiano da 250 mila a 500 mila euro all'anno, senza considerare le consulenze lega1i e quelle agli auditors, oltre alle spese amministrative), dai tempi lunghi (non inferiori all'anno per completare l'intero processo di quotazione) e dal successo non garantito.
D. Esistono alternative?
R. Mi viene in mente il reverse merger, operazione che consiste nell'acquisto di una società già quotata e nella successiva fusione di questa con la società che si vuole portare in Borsa.
La società quotata ha già sopportato con successo i costi, i tempi ed i rischi necessari a diventare una public company e questo offre un vantaggio alla società acquirente, che opera attraverso uno scambio di azioni, per poi procedere alla fusione.
D. Qual è l'esborso medio per condunrre in porto l'operazione?
R. Tra i 400 mila e gli 800 mila euro, con il vantaggio ulteriore di poter stabilire a monte costi certi, mentre in caso
di Ipo i costi legali non sono predeterminabili poiché non è possibile sapere in anticipo quanto tempo prenderanno le negoziazioni con le autorità amministrative di controllo e le attività di audit.
D. Quali tipologie di aziende italiane potrebbero percorrere questa strada?
R. Penso soprattutto alle industrie del made in Italy che creano beni tangibili, e che attraverso la strada della quotazione tramite reverse merger posso vedersi riconosciuto il proprio valore a livello internazionale.


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